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Sabato 11 novembre a Lucca il convegno su “Grandi insufficienze d’organo end-stage”

 

Lucca, 9 novembre 2017 “Grandi insufficienze d’organo end-stage: cure intensive o cure palliative?. E’ questo il tema del convegno in programma sabato 11 novembre 2017 nella Sala dei Servi del Complesso San Micheletto di Lucca, con la partecipazione di molti professionisti dell’Azienda USL Toscana nord ovest, tra cui capi dipartimento e capi area, e di esperti provenienti anche da altri territori, che si confronteranno su un tema delicato e di grande attualità.

Definire un approccio sempre più adeguato e moderno al malato cronico critico costituisce, infatti, una sfida impegnativa per gli intensivisti, i medici d’urgenza, gli specialisti d’organo e tutto il personale sanitario.

In questi anni il miglioramento delle condizioni di vita e dell’assistenza sanitaria ha comportato un progressivo allungamento della vita media dei malati affetti da insufficienza cronica cardiaca, respiratoria, neurologica, renale ed epatica.

Nel percorso di queste malattie è possibile individuare l’inizio della fase “end stage” delle grandi insufficienze d’organo, in vista della quale i medici, supportati dal team assistenziale, sono chiamati a coinvolgere il paziente ed i suoi familiari nella definizione condivisa e chiara di cosa significhino in questi casi appropriatezza clinica e etica di trattamento.

Questo passaggio è reso necessario dalla consapevolezza che il processo di cura non può e non deve mai essere volto soltanto alla terapia della malattia o del sintomo, quanto alla presa in carico globale della persona con problemi di salute cronici e che si aggravano progressivamente, in questo caso potenzialmente terminali. La cura della patologia è quindi utile finché procura alla persona un giovamento nel suo stesso interesse; quando la terapia – soprattutto se invasiva e intensiva – eccede questo limite, è necessario indirizzare il processo di cura (che deve comunque continuare) verso l’attivazione o il potenziamento delle cure palliative simultanee. In sintesi, si pone il problema di equilibrare i nuovi poteri d’intervento messi a disposizione dalla biotecnologia e dalla farmacologia (le cure intensive) anche con la qualità della vita residua che può essere garantita a questi malati.

Per questo in Italia, come in molti sistemi sanitari occidentali, i medici, gli infermieri e gli altri professionisti sanitari sono oggi coscienti che le cure intensive non rappresentano sempre e comunque la risposta più appropriata alle grandi insufficienze d’organo giunte al grado avanzato o terminale di evoluzione.

In questo senso, deve essere sempre più ricercata ed instaurata una collaborazione tra specialisti per definire l’appropriatezza dell’approccio clinico ed è imprescindibile il coinvolgimento del paziente e dei suoi familiari nella definizione del percorso di cura più adeguato, discutendo e condividendo le decisioni finali con il malato stesso (quando possibile), con i suoi cari e con il team curante.

Nelle insufficienze d’organo croniche avanzate, il saper cogliere l’inizio della fase “end stage” costituisce un nuovo e complesso ambito della pratica clinica che coinvolge i professionisti sanitari nella costruzione di percorsi clinico-assistenziali alternativi a quelli intensivi, proporzionati alla prognosi e finalizzati al comfort del paziente e alla presa in carico dei suoi familiari.

La segreteria scientifica dell’evento, ispirato al documento del gruppo di studi di bioetica SIAARTI, è a cura della dottoressa Daniela Boccalatte.

(sdg)