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La casa dei bambini e delle bambine di San rossore

La Casa è uno spazio articolato situato all’interno del Parco di San Rossore, ma le sue attività si svolgono in ogni sede utile dei Comuni dell’Area Pisana (Pisa, San Giuliano Terme, Vecchiano, Cascina, Vicopisano e Calci) e del Territorio della Toscana. Promuovere e sostenere il supporto della comunità sociale ai genitori nei primi cinque anni di vita costituisce la sua finalità.
Nasce dall’idea di creare uno spazio dove i genitori possano dedicarsi esclusivamente ai propri* bambini e dove possano sperimentare e confrontare la propria genitorialità con altri genitori fuori dalla routine di tutti i giorni. Offre la possibilità di un tempo per ritrovarsi, stabilire legami, scambiarsi idee ed esperienze. La condizione di bene-essere che intende promuovere costituisce il presupposto indispensabile per favorire relazioni delicate e per molti aspetti rischiose come quella tra adulti e bambini e quelle tra gli adulti che se ne occupano .
Per contribuire a questa opportunità la Casa prevede la compartecipazione di operatori che hanno specifiche competenze (Psicologi; Assistenti sociali; Pedagogisti, Educatori di asili nido, Insegnanti di scuole materne comunali e statali) e si rivolge agli stessi educatori e insegnanti di asili nido e materne ed agli operatori dei servizi socio-sanitari che si occupano dei genitori dei bambini e delle bambine da zero a cinque anni. Vi è possibile infatti ospitare servizi e iniziative formative e culturali intorno al tema della famiglia, della genitorialità, dell’educazione e della socialità.

Ogni genitor* vive un particolare percorso di crescita che si sviluppa in parallelo a quello che egli va a promuovere nei propri figli. La comunità sociale costituisce il contesto di sviluppo della genitorialità dei singoli genitori mentre essi lo sono per il loro bambin*. Genitor* supportati nella loro, e supportanti della altrui, crescita, rappresentano l'esito di un lavoro che coinvolge una comunità. Una sorta di gioco delle matrioske dove l’una dimensione contiene l’altra. Si tratta di promuovere e sostenere la consapevolezza e la cooperazione tra le diverse competenze in campo e offrire occasioni per monitorare continuamente le relazioni tenendo conto delle specificità proprio come ci si aspetta che succeda in una sana relazione di crescita. Per questo la modalità di lavoro della Casa dei bambini e delle bambine a San Rossore “si sviluppa dal basso” ovvero dalle richieste emergenti nel contesto comunitario che per ciò stesso, promuove e sostiene.
In sintesi si tratta di un centro permanente di accoglienza e di sostegno per la comunità educante ed i suoi bambini ovvero per tutti coloro che hanno ruoli e funzioni genitoriali, educative e socio sanitarie, e che accompagnano bambine e bambini nella loro crescita quotidiana.


Un primo progetto è stato proposto nel 2002 dal Comitato di Presidenza della Tenuta di San Rossore in collaborazione con la Regione Toscana, l’Ente Parco Migliarino San Rossore Massaciuccoli, il Comune di Pisa, il Comune di San Giuliano, l’Asl 5 – Società della Salute di Pisa. La Giunta Regionale ha dato avvio alla sua attuazione l’11 luglio 2009. L’attività è iniziata effettivamente nel 2013. L’Area Pisana e la Toscana rappresentano il territorio di riferimento della Casa, ma la struttura può ospitare famiglie,
interessate all’esperienza, provenienti da altre città italiane ed europee, nell’ambito degli eventuali rapporti di partenariato, configurandosi, per questo, come un potenziale progetto europeo.
Attualmente le attività della Casa sono rese possibili dal supporto finalizzato del Comune di Pisa sul Piano Educativo Zonale e dall’impegno degli operator* del Consultorio della Società della Salute di Pisa. Attraverso una manifestazione di interesse viene garantita la funzione educativa e la gestione amministrativa. La programmazione mensile delle attività è definita da un gruppo di Coordinamento composto da rappresentanti dei servizi socio sanitari ed educativi dei comuni dell’ambito territoriale di riferimento che si connettono ai rappresentati dei genitor* di cui è stata favorita anche l’aggregazione nella forma di un’associazione.

Le attività

Per sostenere le buone relazioni primarie e degli adulti tra loro, sono state implementate una serie di attività. Si tratta di esperienze di gruppo, talvolta laboratoriali, altre volte di lettura, musicale o di discussione a tema, ma sempre con la compresenza di bambini e genitori.
Una volta a settimana c'è "Giochiamo insieme", contesto nel quale genitori e figli possono giocare insieme conoscendosi e riscoprendosi a vicenda. Sono presenti un educatori con funzione di animatore e degli psicologi con funzione di osservatori partecipi.
Una volta al mese c'è "Musica in Famiglia", dove due operatrici dell’associazione Nati per la Musica intrattengono genitori e figli con canzoni e musiche a tema.
Su proposta sono organizzati “Laboratori discussione” all’interno di Nidi e Materne del territorio su temi diversi, rivolti ai genitori e alle educatrici e condotti da uno psicologi esperti anche in conduzione di gruppi. Di seguito alcuni esempi di temi trattati:

  • Coccole e conflitti
  • Il morso al nido e le relazioni fraterne
  • Ruolo dei padri e delle madri
  • Il pianto del bambino
  • Il gioco per i bambini e gli adulti
  • Tra scuola e casa
  • Viaggiatore o soldatino?
  • L’Insegnamento come Relazione Educativa


Vengono infine attuati “Seminari formativi e informativi”, più diretti agli adulti, su vari temi di rilevanza sociale e di interesse per tutta la comunità educante (genitori, insegnanti, operatori ...) a contatto con bambini della fascia di età 0-5, ma pensati anche per aspetti significativi del loro futuro percorso di crescita. Sono stati coinvolti operatori e genitori con conoscenze specifiche sui temi individuati. Alcuni esempi di seminari che hanno attirato l’attenzione sono: “Il ruolo dei nonni nel sostegno alla genitorialità”¸”L’uso della fascia e l’arte di portare”; “Primo soccorso pediatrico”, “Nuovi scenari sulla paternità” etc.. Si sono sviluppati incontri sull’Allattamento, sullo “spaesamento” del Puerperio, sullo Svezzamento.
I dati qualitativi ricavati da tutte queste attività vengono discussi dagli operatori coinvolti in momenti di lavoro condiviso e le conclusioni vengono elaborate in modo da poter essere riferite alla comunità. Si pianificano in questo modo gli ulteriori sviluppi dell’attività destinata alla comunità educante e le attività di formazione degli operatori socio-sanitari dei servizi in rete con la Casa.
Per i dati quantitativi possiamo dire che nel 2016 su una popolazione di ab. 203.222 sono state coinvolte 433 famiglie con 283 bambini, 11 servizi educativi sui 22 attivi tra pubblici e privati, 3 servizi consultoriali.
Riferimenti operativi e teorico-tecnici

Il riferimento teorico principale è costituito dalla Psicologia di Comunità, prendendo le mosse da una delle convinzioni alla base dell’ “approccio concertativo”, e cioè che “il ruolo dei servizi e degli operatori non è quello di distribuire ricette e soluzioni ma di aiutare ad “aiutarsi”, ovvero di promuovere empowerment a livello di individui e comunità” (Leone, Prezza, 1999, pag. 45).
In coerenza a questa metodologia, sono stati usati modelli operativi e tecniche già sperimentati e dimostratisi efficaci in questa direzione, tra cui :

  • Il modello operativo della Maison Verte di F. Dolto e del Servizio 0-5 della Tavistock Clinic di Londra
  • L’Infant Observation di E.Bick e le sue applicazioni nella Consultazione partecipata individuate da D.Vallino
  • l contributi relativi al supporto sociale ed al dialogo tra diverse culture di M.R. Moro e S. Marinopoulos
  • Le teorie e tecniche di conduzione di gruppo riferibili al pensiero di Bion ed i suoi sviluppi espressi dalla Scuola Romana dell’Istituto Italiano di Psicoanalisi di Gruppo

Nell’impianto operativo il progetto è nato dall’idea di collegare l’esperienza della “Maison verte”, aperta a Parigi nel gennaio 1979 da Francoise Dolto, diffusasi in seguito in Francia ed anche in Belgio(1) , per favorire il passaggio dei/ delle bambini dal contesto della casa a quello della scuola, sviluppare il bene-essere della relazione genitori-figli, e della relazione tra famiglie e comunità, con quella dei Servizi di Consultazione 0-5 così come organizzati presso la Clinica Tavistock di Londra e riproposti a Pisa da un gruppo di soci del Centro studi M. Harris di Firenze (2). Ne è risultata un esperienza innovativa di collegamento tra due dimensioni significative nel percorso di sviluppo dei bambini e delle bambine, ovvero i servizi socio-educativi e quelli socio-sanitari.
La tecnica richiama quella del Servizio di Consultazione 0-5 che ha una lunga tradizione alla Tavistock Clinic di Londra, una struttura del Servizio sanitario nazionale inglese che ha iniziato tra l’altro la sua attività formativa proprio per rispondere ai bisogni dei servizi psicopedagogici per l’infanzia inglesi. Le basi teoriche di questo approccio sono costituite dagli studi di Bowlby, Winnicott, Klein, da quelli degli studiosi della Infant Research e soprattutto dal metodo osservativo ideato da E. Bick e sviluppato nelle sue forme partecipative in particolare quelle sviluppate in Italia da D. Vallino.

Per arrivare alla definizione del modello della Casa, sono state comunque organizzate occasioni di incontro con altre realtà italiane, in particolare dell’Emilia Romagna ed esperienze simili realizzate in Inghilterra, in Svizzera e, in particolare, in Francia. L’incontro con i responsabili della Maison Chouette di Anger Francia è stato particolarmente significativo. Vari aspetti di quella esperienza sono apparsi interessanti, tra questi l’accesso al servizio completamente libero che costituisce una risorsa e non un limite ed alcuni aspetti dell’operatività come: l’attenzione al percorso formativo degli operatori e la presenza di un gruppo collegiale che si fa portatore di un pensiero comune. Si sono aggiunte a queste anche le indicazioni della psicologia clinica e dell’ etnopsichiatria (Marinoupulos, 2006; Moro, 2009) sull'importanza dell'accompagnamento sociale nel percorso di sviluppo della genitorialità.

La teoria e la tecnica sui gruppi nelle istituzioni ( Bion, 1952; Jaques, 1955; Pichon Riviere, 1971; Menzies, 1979; Kaes, 1988; Bleger, 1996; e le scuole italiane che ne hanno raccolto i contributi tra cui il Centro di Ricerca di Psicoanalisi di Gruppo dell’Istituto Italiano di Psicoanalisi di Gruppo di Roma fondato da F. Corrao) non poteva non essere coinvolta in questo contesto operativo. Vengono utilizzate le conoscenze accumulate sulle dinamiche delle istituzioni e i modelli di intervento nel gruppo organizzato.

La programmazione della Casa lascia anche una parte di aspetti indefiniti. Si ritiene infatti che solo attraverso l’esperienza è possibile che emergano una serie di elementi importanti di cui si deve tenere conto e su cui si deve investire per poter operare in maniera efficace. Ne scaturisce un’attività di sperimentazione e di ricerca, un andare nella direzione di costituire un Centro di Sperimentazione, Ricerca e Documentazione sul tema del rapporto genitori-bambini per gli operatori e gli esperti che presteranno al suo interno la loro attività. La raccolta dei dati e delle esperienze di ognuna di queste attività, la loro elaborazione nel gruppo degli operatori, la formazione di altri operatori ne costituiscono le azioni iniziali. Si tratta di materiale utile per aumentare la conoscenza di tutti e per sviluppare ancora la ricerca, in un movimento a spirale che passa da una generazione all’altra.